LA (SOLITA) SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA

LA (SOLITA) SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA

Ovvero: la precarietà come sistema che si autoalimenta

In questi giorni di emergenza sanitaria è diventato fatto sociale il problema delle persone senza garanzie di reddito, proveniente da tipologie lavorative precarie o addirittura occupate in nero. Improvvisamente o quasi ci si è accorti che nel Sud Italia, ma non solo, esiste uno spettro occupazionale ampio che va dal lavoro a sopravvivenza marginale, fatto di collaborazioni, consulenze e simili erogate al netto delle più elementari garanzie, fino al lavoro  più che sommerso, basato sull’arte di arrangiarsi, sulla quotidiana capacità di sbarcare il lunario in nero o in qualsiasi altra maniera.91780483_2975857195804964_6833825002714824704_o

Peccato che ad accorgersi di ciò e a prospettare interventi di prontissimo soccorso e futuri scenari di correzione, siano quegli stessi attori politici (non sempre come persone fisiche ma certamente come incubatori  ideologici) che per anni hanno elaborato politiche del lavoro devastanti sia in termini salariali che di diritto, e, se non le hanno elaborate, le hanno avallate con silenzi di complice connivenza.

Fa specie sentir parlare di questo la stessa politica che ha permesso  quando non caldeggiato, l’applicazione selvaggia  e spesso ingiustificata di contratti di collaborazione (a progetto, co.co.co, e co.co.pro) che mascheravano prestazioni continuative ma che in questo modo  scaricavano sul lavoratore tutta una serie di oneri (ferie e malattie non pagate, contributi previdenziali ridicoli e eventuali pensioni mai esigibili).

Reclamano interventi efficaci  gli stessi che hanno fatto lievitare il popolo delle “false partite IVA”, persone costrette a diventare “piccoli imprenditori di sé stessi”  per inventarsi collaborazioni a costo zero in situazioni di lavoro continuativo.

Ci corrono in soccorso quelli che hanno reso la precarietà lavorativa un sistema di vita, condannando una generazione all’infinito rincorrere della “economia della promessa”, quella che per anni ha sviluppato perversi meccanismi di reclutamento di lavoratori a salario minimo con  spese e rischi a proprio carico, in cambio della remota possibilità di una definitiva contrattualizzazione.

Si ergono a difensori della causa quelli che hanno inventato il lavoro flessibile (solo in uscita però) dove il termine stava ad indicare la capacità del lavoratore di accettare tutto il possibile in termini di salario orario e condizioni di lavoro, tenendosi pronto all’evenienza che la collaborazione si potesse interrompere improvvisamente e senza sistemi di protezione.

Pontificano gli stessi che hanno prima  pianificato e poi permesso paghe orarie di 5 o 6 euro ai “bamboccioni” dei call center, che hanno definito “choosy” coloro che provavano a criticare questo sistema di lavoro asimmetrico, dove c’è chi ha il totale controllo contrattuale – sia economico che psicologico – sulla persona. Gli stessi che dicevano che per trovare lavoro era più funzionale andare alla partita di calcetto  piuttosto che inviare un curriculum, e prima di loro quelli che “con la cultura non si mangia” e che quindi hanno smantellato da capo a piedi l’istituzione scolastica, creando precari a vita nel corpo insegnante,  costose scuole di specializzazione che poi non servivano più a diventare insegnante,  crediti formativi,  concorsi abilitanti per i già abilitati e mille altri strumenti  per  rimandare sempre al poi le stabilizzazioni.

Tutto ciò fatto sempre in nome della “economia della promessa”, della disponibilità (sempre della parte più debole) al grido di “meglio questo lavoro che niente”

Queste anime belle oggi corrono in soccorso di una generazione devastata, che si è ritrovata disoccupata senza batter ciglio e che si ritrova a chiedersi come farà se la collaborazione non ripartirà. Possiamo scommettere, certi di vincere, che questi stessi tra qualche mese ci verranno a chiedere “sacrifici e disponibilità all’adattamento” per far ripartire l’economia,  continuando a creare strumenti precari, a smantellare quel poco di Stato sociale rimasto in piedi finendo solo per far aumentare la forbice sia economica che sociale creatasi tra garantiti e non garantiti, forbice che è stata l’elemento caratterizzante delle politiche del lavoro dagli anni ’90 in poi e che ha generato questo stato di cose: la precarietà come sistema che si autoalimenta.

                                                                                                        Stefano Giusti

                                                                                               Vice Presidente Associazione ATDAL Over 40

31 marzo 2020

read more

Articoli Correlati

Tags

Condividi

FAVOLE IN CUCINA IN PARTENZA!

FAVOLE IN CUCINA IN PARTENZA!

 

Il 20 febbraio 2020, data ultima per presentare domanda d’iscrizione al progetto, si è svolto un incontro informativo presso il ristorante “La Cicala e la Formica” (Via Leonina 17 – Roma, vicino alla fermata Metro B Cavour) hanno partecipato “nonne”  WhatsApp Image 2020-02-24 at 19.03.20 e  giovani. WhatsApp Image 2020-02-24 at 19.03.21 (2)

Per l’associazione erano presenti il responsabile del progetto Dario Paoletti ed il presidente Walter Deitinger, che assieme al  titolare Andrea Savini Zangrandi hanno risposto alle tante domande delle candidate e dei candidati: come si svolgeranno le selezioni, come verranno formate le coppie e come verranno assegnate le giornate in calendario, quali e quante ricette le signore dovranno preparare, chi acquisterà gli ingredienti necessari ecc.

WhatsApp Image 2020-02-24 at 19.03.21

read more

Articoli Correlati

Tags

Condividi

Al via il nuovo progetto Favole in Cucina!

Al via il nuovo progetto  Favole in Cucina!

Ricette e ricordi delle nonne

La nostra associazione  ha avviato la fase di selezione per la partecipazione al Progetto “Favole in Cucina: Ricette e Ricordi delle Nonne”, ammesso a contributo con determina dirigenziale G18161 del 20 dicembre 2019, nell’ambito dell’Avviso Pubblico DGR 295/2019 “Valorizzazione delle politiche attive a favore degli anziani – promozione del benessere e dell’invecchiamento attivo delle persone anziane” della Regione Lazio  – Direzione Regionale per l’Inclusione Sociale – Area Welfare di Comunità ed Innovazione Sociale.

“Favole in cucina” si propone di recuperare e valorizzare ricette antiche o poco conosciute della nostra tradizione culinaria e le storie ad esse collegate,  un prezioso patrimonio che le “Nonne” desiderano trasmettere ai “Giovani”.

Il percorso formativo prevede 5 incontri  di tre ore ciascuno, per ogni edizione del corso, presso il ristorante La Cicala e la Formica cicala-la-formica-ristorante-monti-sconto-540_1 (Via Leonina 17 – Roma), dove i Giovani apprenderanno le ricette direttamente dalle Nonne con l’aiuto di un facilitatore e l’assistenza di un cuoco professionista. Gli incontri saranno 5 con una durata di circa 3 ore ciascuno, una volta a settimana. Per ogni partecipante è previsto un rimborso spese.

Cerchiamo:

  • 10 Signore con età  di almeno 65 anni, con la passione per la cucina e la voglia di insegnare ai giovani

  • 10 Giovani (m/f) tra i 18 ed i 29 anni interessati ad imparare la cucina tradizionale, anche come opportunità di occupazione

165035134-fb690cda-6e07-481b-8328-218fd1d14f72

 

In questa sezione potete scaricare:

depositphotos_156536558-stock-video-cooking-class-with-two-female

 

 

 

 

 

 

Le domande di partecipazione dovranno essere presentate entro e non oltre il 20 febbraio 2020

 Per informazioni e’  possibile rivolgersi anche al ristorante La Cicala e La Formica Via Leonina 17 dopo le 10 (domenica escluso)

Regionelazio

con il contributo della Regione Lazio

cicala

read more

Articoli Correlati

Tags

Condividi

BRINDISI NATALIZIO 2019

BRINDISI NATALIZIO 2019

 GRAZIE PER ESSERE STATI CON NOI!

 AuguriAtdal-min

(nella foto, da sinistra in piedi: Andrea Cangelli, Silvia Brandolin, Dario Paoletti, Alessandro Giovannangeli, Pietro Masia, Nicola Fasciano, Marco Noferini, Maria Federica Rossi, Giovanni Giusti, Massimo Cantelmi, Cristina Buschi, Pamela D’Offizi e Viorela Secere; da sinistra, seduti: Alessia Spinazzola, Walter Deitinger, Rita Cioce e Salvatore Santagati)

Anche quest’anno ci siamo ritrovati per il nostro tradizionale Brindisi Natalizio: eh già, ormai è diventata una bella tradizione per l’Associazione condividere del tempo insieme a voi! E vedervi così numerosi è stato davvero un piacere…

Il 20 dicembre siamo stati ospiti del Ristorante “da Enrico” in via Michele di Lando 28/36 a Roma: un luogo accogliente, familiare e dalla cucina “come una volta”, che ci ha servito un  gustoso buffet a base di  bruschette, affettati e fritti accompagnati da un fresco prosecco.

Come ogni anno è stata l’occasione per rivedere amici di lunga data e conoscere nuovi amici, fare un bilancio dei risultati sin qui raggiunti e progettare attività future con scambi costruttivi di idee. L’Associazione è in continuo movimento, in costante crescita , pronta ad accogliere chiunque si rivolga a noi e di questo siamo orgogliosi!

Il nostro obiettivo per l’Anno Nuovo è aumentare il numero degli iscritti, pur consapevoli che questo indicatore non è il solo che misuri la crescita, l’efficienza e l’efficacia della nostra Associazione, e che in Atdal Over 40 c’è molto altro.

Stiamo cercando di  migliorare la diffusione e la condivisione delle informazioni attraverso la Newsletter e la pagina Facebook che vi invitiamo a far conoscere. I nostri messaggi ed iniziative attraverso il passaparola possono arrivare ad altre persone che hanno bisogno ed aiutarle, e di questo vi ringraziamo anticipatamente. Grazie per la fiducia!

La foto che ci ritrae è stato il momento più divertente dell’incontro, chi ce l’ha scattata ha esclamato con un gran sorriso: “Che bella famiglia che siete!” ed è seguito un sentito e spontaneo applauso…. Buone Feste da Atdal Over 40.

 

 

 

read more

Articoli Correlati

Tags

Condividi

L’invecchiamento: sfide e opportunità per la società di domani

L’invecchiamento: sfide e opportunità per la società di domani

Il 25 ed il 26 settembre 2019 a Rimini si è svolto il convegno “L’invecchiamento: sfide e opportunità per la società di domani” organizzato da Uneba (Unione Nazionale di Istituzioni  ed Iniziative di Assistenza sociale), al quale ha partecipato per noi il socio Dario Paoletti.

Quello che è emerso in modo chiaro è che l’invecchiamento attivo previene molte forme di disagio mentale e fisico. La solitudine uccide molto più delle patologie dovute all’anzianità, la vita buona è quella nella quale si costruisce un progetto per sé stessi che dura tutta la vita. Anche il pensionamento – se solo subìto – può essere causa di demotivazione, sofferenza e poi anche di malattie, fino ad arrivare al suicidio.Uneba1

Interessanti riflessioni sono state  fatte anche riguardo ai cambiamenti economici e sociali di questi ultimi anni. Airbnb ed Amazon stanno distruggendo la rete sociale e commerciale dei centri cittadini più  piccoli e gli anziani restano sempre più soli. Al contrario iniziative come il cohousing e i “Caffé Alzheimer” aiutano la socializzazione.

Di seguito riportiamo alcune fotografie e resoconti tratti dalla pagina del sito internet di Uneba dedicata al convegno:

“Non siamo qui per chiederci come siamo, ma per cercare risposte alle sfide del futuro”, ha spiegato Fabio Cavicchi, presidente di Uneba Emilia Romagna.  Le sfide per la società di domani – ha detto poi il presidente nazionale Uneba Franco Massi in riferimento al titolo del convegno – riguardano le istituzioni pubbliche; riguardano gli enti come quelli Uneba, che hanno bisogno ogni tanto di fermarsi e pensare al futuro; riguardano gli operatori, perché senza di loro che garantiscono la qualità del servizio, non si fa nulla. Le sfide, a livello territoriale, stanno nel costruire servizi sempre più in rete. Ed introdurre novità che meglio si adattino alle esigenze delle persone”.

“Noi enti dobbiamo essere capaci di intercettare i bisogni del territorio, anche quelli che restano inespressi, diversificando i servizi che offriamo”, ha sottolineato don Vincenzo Barbante , presidente della Fondazione Don Gnocchi. “Dobbiamo declinare la parola ‘cura’ secondo 4 prospettive: verso l’ospite; verso l’operatore, che non è solo strumento per il fine, ma anche protagonista di un percorso, e deve essere messo in condizione di poterlo fare; verso le famiglie; e verso i volontari”.

Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, ha sottolineato l’importanza della convivialità e dello stare insieme nel garantire una vita di qualità e salute, mentre al contrario la solitudine aumenta la mortalità e il rischio demenza. Ha poi evidenziato l’attenzione solidaristica con sviluppo di cohousing in varie forme, la riduzione del 30% negli ultimi 20 anni dei sucidi degli anziani. Ha concluso con un augurio al suo uditorio: “la relazione d’amore e il lavoro di assistenza siano una strada per ringiovanire i cuori inariditi”.Uneba2

“Accompagnare il passaggio – Al cuore del legame generazionale” è stato il titolo della relazione di Vittorio Cigoli, presidente della Scuola di Psicoterapia Integrata, coorganizzatore del convegno. “I momenti di passaggio – ha sottolineato Cigoli- sono tutti fonti di salute o al contrario di grave malattia: il passaggio che avviene all’entrata in un servizio (es l’ingresso in centro servizi per anziani) è cruciale. Serve un vero rito di passaggio per controbilanciare l’angoscia della perdita, perché  altrimenti gli effetti negativi ricadono anche sulle generazioni successive”.

Marco Del Riccio e Lorenzo Blandi hanno presentato il progetto “Virtual hospital, tra ospedale, territorio e casa: innovazione organizzativa e tecnologica attraverso nuovi percorsi di cura e di assistenza”.

Con la concretezza dei numeri Antonio Sebastiano dell’Osservatorio Rsa della Liuc ha dipinto un quadro non roseo: in cui, ad esempio, è destinato a diminuire il numero di caregiver informali (donne e uomini che si prendono cura dei loro genitori anziani, dei loro fratelli con disabilità…) E si rischiano situazioni di pesanti difficoltà delle famiglie nel sostenere le spese per la compartecipazione ai servizi, specie quelli residenziali.

“Dobbiamo garantire che si possa vivere più a lungo senza che la vecchiaia diventi un dramma, anziché un’opportunità. Dobbiamo estendere la quantità dei servizi che offriamo, perché i bisogni aumentano, ma senza abbassare la qualità”. Questo l’obbiettivo per la sanità e il sociosanitario del domani delineato dal presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, ospite al convegno Uneba.  “Il pubblico in futuro potrà gestire di meno e controllare di più. E possiamo pensare di rivedere il sistema di accreditamento per garantire che la verifica non sia coercitiva, ma una misurazione della qualità, e che dove c’è qualità tu la vada a premiare”.

 

read more

Articoli Correlati

Tags

Condividi