Il reddito di cittadinanza che …non c’è

Il reddito di cittadinanza che …non c’è

Il 2018 si è chiuso con l’approvazione della Legge di Bilancio che contiene, tra gli altri provvedimenti,  anche quello relativo alla misura definita “reddito di cittadinanza”.

Atdal Over 40 ha sempre denunciato l’anomalia – tutta italiana – della mancanza di una misura di  sostegno presente da anni in tutti gli altri Paesi d’Europa ed ha dato il proprio fattivo contributo, sia  nel 2013 partecipando alla campagna di raccolta firme per l’istituzione anche in Italia del reddito  minimo garantito (per info: https://bit.ly/2Qrl1Sq ), sia nel 2015 intervenendo in audizione e  depositando agli atti della Commissione Lavoro e Previdenza Sociale del Senato un parere scritto  (info: https://bit.ly/2JlcroK ) su alcuni disegni di legge sul reddito minimo e sul salario minimo allora  in discussione in Parlamento (ovviamente mai calendarizzati per il dibattito in Aula, a causa della  contrarietà dei partiti che in quel

 

momento avevano la maggioranza). Il provvedimento del Governo Conte è sicuramente un passo avanti considerando il nulla o quasi da  cui si veniva (il reddito d’inclusione varato dal Governo Gentiloni era largamente insufficiente ad  affrontare il problema della povertà, per un commento critico leggete qui: https://bit.ly/2C71X6K ),  ma va letto nella giusta ottica. Chiamarlo “Reddito di Cittadinanza” è sbagliato e, soprattutto è  lontano dai veri significati di questa misura. La misura approvata è solo un sostegno, limitato e non  certo universale, destinato a una categoria molto ristretta di persone che hanno perso il lavoro.  Senza fare la filologia del significato del reddito di cittadinanza (chi è interessato può ampiamente  documentarsi su https://www.bin-italia.org per capire le differenze tra un “reddito universale di  base” e un “sostegno al reddito”), teniamo come associazione a spiegare quali sono le ragioni che ci  portano a considerare la misura del nuovo Governo come un provvedimento limitato e soprattutto  lontano dall’obiettivo ideale del Reddito di Cittadinanza.

A cosa serve un reddito di cittadinanza universale?

E perché si deve pensare a una forma di riconoscimento per tutti?

Il cavallo di battaglia degli oppositori alla misura del Governo, e in generale alle forme di reddito  universale, è la solita frase “così le persone smettono di lavorare”. Per smontare questo trito, triste  e noioso luogo comune basterebbero i dati Istat 2017 che potete scaricare a questo link:  https://www.istat.it/it/archivio/217650. L’ente statistico (che in quanto pubblico e “super partes”  dovrebbe dare garanzie di imparzialità ed obiettività) definisce come soglia di povertà assoluta quella equivalente a una cifra inferiore ai 742,18 euro per un adulto (residente nel Centro Italia)  mentre la soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti ha come cifra cumulativa  quella di 1.085,22 euro. Secondo i dati che sono stati forniti fino ad oggi, il reddito di Cittadinanza  ammonterebbe per un singolo a 500 euro (con integrazione fino a 250 euro al mese per chi ha un  affitto/mutuo) fino ad arrivare al massimo di 2.028 euro per una famiglia di 3 adulti e due figli  under 14 (circa 405 euro a persona). Sfido chiunque a pensare di poter campare di rendita con  queste cifre, e già questo basterebbe a smontare la litania dei “fancazzisti mantenuti dallo Stato”.reddito-di-cittadinanza-requisiti-importo

Ma come associazione preferiamo andare oltre i numeri e ci permettiamo di dire che l’attivazione di  un VERO Reddito di base UNIVERSALE permetterebbe invece alle persone di poter cominciare a  lavorare sul serio, e non essere sfruttate.

In Italia si è assistito – con la benedizione di governi, partiti e sindacati di ogni colore – ad un silente e  massiccio processo di sostituzione di forza lavoro retribuita con forza lavoro pagata ai limiti della  sopravvivenza (in qualche caso anche …. non pagata). Esempi? Call center da 1 euro l’ora; ragazzi in  bici che per pochi soldi consegnano cibo a domicilio; docenti delle scuole private pagati 7 euro l’ora;  fattorini che consegnano pacchi con spese di trasporto a proprio carico; rapporti continuativi di  lavoro subordinato “mascherati” con partite Iva ed oneri a carico del lavoratore; straordinari non  pagati ecc. Vi è poi lo sterminato territorio della «formazione» che sempre più include la costrizione  al “lavoro gratuito”. Sono in continua espansione i tirocini obbligatori e gli stage previsti dai corsi di  studi e dai più diversi percorsi formativi che – ben lungi dall’assicurare l’accesso al lavoro regolare –  costituiscono un bacino in perenne rinnovamento di lavoro gratuito rigorosamente subordinato. Il  “museo degli orrori” potrebbe andare avanti all’infinito. Alla base di tutto questo sta la nuova forma  dominante nel XXI secolo: l’economia della promessa. Di che si tratta ? Settori come l’università, la  comunicazione digitale, il giornalismo e l’editoria in genere chiuderebbero o entrerebbero in crisi se  non potessero più fare ricorso a un enorme volume di lavoro gratuito o quasi, spesso giovanile ma  ormai anche popolato da over 40. Questa erogazione di lavoro è retribuita con null’altro che con la  promessa, che fa intravedere al collaboratore – in premio alla sua dedizione – la remota possibilità di  una qualche contrattualizzazione (anche se a termine ….). Alla faccia della retorica meritocratica  della “bravura” e della “preparazione”, oggi la ricerca del lavoro si è ridotta a una corsa di resistenza  a chi lavora di più – con meno retribuzione – in vista dell’agognato “tempo indeterminato”.

Questa condizione d’inferiorità cesserebbe se coloro che non lavorano potessero fruire di un  Reddito di Base Universale, cioè di un beneficio economico incondizionato e senza obbligo di  accettare un lavoro, che trasformerebbe l’obbligo del lavoro basato sullo sfruttamento come è oggi,  nel diritto di scelta del lavoro.REDDITO-DI-CITTADINANZA.jpg_945762826

Le persone, dunque, devono poter scegliere quale lavoro fare. Ma devono anche poter scegliere se  lavorare o meno, ed eventualmente come usare il loro tempo fuori da meccanismi di ricatto. Solo  partendo da qui si potrà riportare alla normalità quella “maionese impazzita” che è diventato oggi il  mondo del lavoro, che ha messo padri contro figli e costretto alla svendita della dignità intere  generazioni, ormai felici ed esultanti quando possono dire di avere “un lavoro”. Anche se non  possono assentarsi per malattie, ferie e permessi, lavorano il doppio e sono pagati la metà.

Due righe, infine, solo per rispondere alle domande classiche: “Dove si prendono i soldi?” “E’ una  splendida utopia ?”. Il Reddito di Base Universale sostituirebbe l’attuale pletora di sussidi e misure  assistenziali costose e inefficienti, spesso foriere di sprechi ed abusi, liberando le risorse necessarie a finanziarlo. Chi pensa che il reddito di base incondizionato (RBI) sia un’Utopia può procurarsi un  biglietto aereo low cost con destinazione Utrecht, o se non ci si vuole allontanare troppo, per  Zurigo, città dove sono in atto sperimentazioni del RBI. Chi può permetterselo prosegua il viaggio  fino ad Oakland, nella California di mister Donald Trump: anche lì troverà il RBI. E chi vuole starsene  comodamente seduto in poltrona (tenendo però acceso il cervello) almeno faccia lo sforzo di  leggere il “Quaderno n. 8 /2018” dell’Associazione Basic Income Network Italia. La pubblicazione è  scaricabile gratuitamente al link: https://bit.ly/2LTOHan

Stefano Giusti

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Brindisi natalizio al Caffè Letterario

Brindisi natalizio al Caffè Letterario

Mercoledì 19 Dicembre 2018 presso il Caffè Letterario Via Ostiense 95 si è svolto il consueto incontro per lo scambio di auguri natalizi ed un allegro brindisi.

 

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Dario e Arcangela assistono alla preparazione del brindisi

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Nella Foto Luciano Bersotti, Alessandro Giovannangeli, Dario Paoletti, Arcangela Di Tolla, Walter Deitinger, Monica Larese, Alessia Spinazzola, Daniela Savoia e Nicola Fasciano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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QUALI PROBLEMI E QUALI RESPONSABILI

QUALI PROBLEMI E QUALI RESPONSABILI

Se facciamo mente locale sui problemi che affliggono l’Italia pensiamo che, senza stabilire delle priorità, si possano individuare queste tematiche: costo della vita, disoccupazione, mercato del lavoro e tutele, pensioni e welfare, costi della sanità, evasione fiscale e lavoro nero, tasse elevate, corruzione, mancanza di rispetto delle regole della convivenza civile e mancanza di controlli, certezza del diritto, malavita organizzata. Una lunga lista, certamente incompleta, ricca di temi che dovrebbero occupare un posto prioritario nei programmi di qualsiasi governo. Ma, dalle dichiarazioni dei politici, dai media e, soprattutto, dai social network emerge che tutti questi problemi sono secondari perché l’unica vera emergenza sarebbe data dall’immigrazione, fenomeno del quale è facile individuare i responsabili per l’appunto negli emigranti.crisi-economica

Eppure esistono altri responsabili delle attuali condizioni del nostro Paese, nei confronti dei quali non si coglie quel senso di ribellione che viene più facile esprimere se il nemico di turno è più debole, secondo la logica “forte con i deboli e debole con i forti”.

Proviamo ad analizzare alcuni dei principali problemi del Paese cercando anche di attribuire le responsabilità a coloro cui competono.

Costo della vita, nel gennaio del 2002 entra in vigore l’EURO

Dalla mattina alla sera i prezzi al dettaglio raddoppiano grazie al fatto che i commercianti equiparato 1 euro a 1000 lire. Il cambio corretto euro/lira si applica solo agli stipendi e alle pensioni. Nessun controllo, nessuna misura atta a contrastare la speculazione.

Conseguenze: diminuzione del potere di acquisto, calo dei consumi, impoverimento di tutti i ceti popolari.

Responsabili: commercianti e il Governo (2° Governo Berlusconi in carica dal 2001 al 2005) timthumb

Dal 2008 in avanti: crisi economica mondiale

La crisi parte dagli USA ed è determinata da speculazioni della finanza che portano al fallimento alcune tra le principali banche mondiali. In tutto l’Occidente i Governi intervengono con soldi pubblici per impedire il fallimento di molti istituti di credito.

Conseguenze: Migliaia di risparmiatori hanno perso i propri risparmi e migliaia di cittadini hanno perso la casa gravata da un mutuo.

Responsabili: il sistema finanziario mondiale, le politiche dei Governi che hanno consentito il gioco speculativo della finanza e hanno ripianato con denaro pubblico le situazioni fallimentari.

Disoccupazione

Dall’inizio del nuovo millennio centinaia di medie e grandi aziende hanno delocalizzato la produzione in altri paesi. La scelta di trasferirsi all’estero è stata agevolata da tutti i Governi in carica in Italia sostenendo il taglio dei lavoratori con i prepensionamenti, la mobilità, la cassa integrazione. In meno di un ventennio si è perso più del 25% del nostro assetto industriale. Nessun serio programma di investimenti in sviluppo e ricerca è stato avviato dai Governi che si sono succeduti.th

Responsabili: il sistema imprenditoriale italiano, tutti i Governi degli ultimi 20 anni, le organizzazioni sindacali che non hanno saputo / voluto opporsi a queste manovre.

Pensioni

A partire dal 1992 si sono susseguite una serie di riforme tutte finalizzate a peggiorare il diritto di accesso alla pensione e a ridurre il valore della rendita.

1992: Riforma Amato: si allunga l’età pensionabile e sale la contribuzione minima. Composizione Governo (DC, PSI, PSDI, PLI)

1995: Riforma Dini: si passa dal sistema retributivo al contributivo e viene introdotta la soglia minima dell’età anagrafica da abbinare ai 35 anni di contribuzione.

Composizione: Governo Tecnico sostenuto da PDS, Lega Nord, PPI, Verdi, PSI, forze minori. 1997: Riforma Prodi: aumentano i requisiti di accesso alla pensione di anzianità per i lavoratori autonomi; blocco della rivalutazione dei trattamenti previdenziali.

Composizione del Governo (PDS, Popolari per Prodi, Rifondazione Comunista, Rinnovamento Italiano, Verdi, PPI, altre forze minori)

2001: Riforma Berlusconi: sale l’importo minimo delle pensioni minime e sociali, viene introdotta la possibilità di cumulo, la pensione di anzianità sale a 58 anni con 37 di contributi. 2004: Finanziaria Governo Berlusconi. Compare per la prima volta il contributo di solidarietà – pari al 3% – sui trattamenti superiori a 25 volte il minimo.

Composizione del Governo (FI, AN, Lega Nord, Nuovo PSI, CCD-CDU, PRI e altre forze minori). 2004: Riforma Maroni: introdotto lo “scalone” con l’inasprimento dei requisiti per la pensione di anzianità ed innalzamento dell’età anagrafica.th (1)

Composizione del Governo (FI, AN, Lega Nord, Nuovo PSI, CCD-CDU, PRI e altre forze minori). 2007: Riforma Prodi: Addio allo scalone, al suo posto il “sistema delle quote” determinate  dalla somma dell’età e degli anni lavorati. L’età pensionabile per le donne del pubblico impiego sale, gradualmente, fino a 65 anni.

2007: Finanziaria Governo Prodi: aumenta di cinque punti percentuali la contribuzione dovuta dagli iscritti alla gestione separata dell’Inps.

Composizione del Governo Prodi (Ulivo, Rifondazione Comunista, IDV, PDS, Popolari per Prodi, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Rosa nel Pugno, Udeur e altre forze minori)

2011: Governo Monti: con la Riforma Monti-Fornero viene cancellato il sistema delle quote e si estende a tutti il sistema contributivo pro-rata. Viene innalzata l’età minima per la pensione e le donne sono equiparate agli uomini. Arriva la fascia flessibile di pensionamento per i lavoratori con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre dopo il 1996: 63-70 anni. La Legge di Stabilità 2014 introduce il contributo di solidarietà sugli importi di pensione superiori a quattordici volte il trattamento minimo Inps.

Composizione: Governo Tecnico sostenuto da Popolo della Libertà, PD, UDC, Futuro e Libertà, Popolo e Territorio, Alleanza per l’Italia, PLI, PRI e altre forze minori).

Responsabili degli interventi sulle PENSIONI: Tutti i Governi che si sono succeduti dal 1992 in poi.

 Mercato del Lavoro e Tutele

1997: Riforma Treu – Governo Prodi: vengono introdotte prime forme di flessibilità in entrata sdoganando il lavoro interinale, fino ad allora proibito, e il ritorno a modelli di apprendistato.

Composizione del Governo (PDS, Popolari per Prodi, Rifondazione Comunista, Rinnovamento Italiano, Verdi, PPI e altre forze minori)

2003: Riforma Biagi: aumenta la flessibilità in entrata sul mercato del lavoro, con la moltiplicazione delle modalità di lavoro atipico e l’ampliamento del ricorso al lavoro interinale. Composizione del Governo (FI, AN, Lega Nord, Nuovo PSI, CCD-CDU, PRI e altre forze minori) 2012: Riforma Fornero – Governo Monti: riduce le garanzie e la sicurezza del lavoro abbattendo il costo dei licenziamenti.

Composizione: Governo Tecnico sostenuto da Popolo della Libertà, PD, UDC, Futuro e Libertà, Popolo e Territorio, Alleanza per l’Italia, PLI, PRI e altre forze minori.

2014: Governo Renzi: con il Jobs Act riconferma ed amplia gli spazi alla flessibilità del lavoro mentre elimina le tutele dei lavoratori fino alla abolizione del reintegro per giusta causa.

Responsabili degli interventi sulle condizioni dei lavoratori: tutti i Governi che si sono succeduti dal 1997 in poi.

 Evasione Fiscale e Lavoro Nero

Il lavoro nero dilaga da Sud a Nord. Il settore agricolo è quello maggiormente interessato ma subito dopo viene quello dell’edilizia nel quale primeggiano le imprese edili del Nord. Infine il settore dell’assistenza domiciliare nelle regioni del Nord e del Centro. La maggior parte dei lavoratori in nero sono immigrati regolari o irregolari.

La piaga del lavoro nero incrementa considerevolmente il fenomeno dell’evasione fiscale e contributiva che vede l’Italia in testa a tutte le classifiche mondiali.

Responsabili: imprese agricole, piccoli e medi imprenditori, la mafia del caporalato,  la mancanza di coscienza civica (chi evade il fisco in Italia è considerato da molti un furbo, non un delinquente), tutti i Governi che non hanno mai attuato politiche di reale contrasto all’illegalità nel mondo del lavoro nero e all’evasione fiscale.

 Sanità

Le statistiche dicono che oltre 10 milioni di italiani non riescono più a curarsi per i costi dei servizi sanitari. La responsabilità del settore sanitario è delegata alle Regioni dove si sono registrati incrementi dell’importo dei ticket sanitari e tagli di risorse economiche destinate alle strutture pubbliche, risorse dirottate verso la sanità privata. Queste scelte sono state attuate nella maggior parte delle Regioni indipendentemente da chi le governa.

 

Responsabili delle politiche sanitarie: i Governi in carica negli ultimi 20 anni sia a livello nazionale che regionale.

 Conclusioni

Ci fermiamo qui. Per quanto riguarda la corruzione, il malaffare, la mancanza di senso civico,  la certezza del diritto, ecc., lasciamo a voi ulteriori riflessioni.

Ma limitandoci ai punti che abbiamo esaminato non siamo riusciti a trovare tra i responsabili dei nostri guai gli immigrati. E allora ci siamo chiesti se e quando la rabbia che sale nel Paese nei loro confronti si manifesterà con analoga decisione anche nei confronti della finanza e dei finanzieri, degli imprenditori che de localizzano o fanno lavorare in nero, dei politici e delle loro politiche, degli speculatori, delle mafie di ogni tipo, degli evasori fiscali, ecc.

Ma forse ci illudiamo, questi sono “poteri forti” che ben pochi hanno il coraggio di attaccare e che, anzi, in molti invidiano e forse vorrebbero poter partecipare alla stessa greppia.

 (*) Editoriale pubblicato nella Newsletter Atdal Over 40 CentroNord  n. 6 del 28 settembre 2018

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Prevenire l’esclusione dai servizi in età anziana

Prevenire l’esclusione dai servizi in età anziana

Immagine Il 14 settembre 2018 il Presidente di Atdal Over 40 ha partecipato ad un seminario internazionale organizzato dal network per la “Riduzione dell’Esclusione Sociale in Età Anziana in Europa” (ROSEnet – sito: www.rosenetcost.com), in collaborazione col locale Centro Ricerche Economico-Sociali per l’Invecchiamento dell’IRCCS – INRCA (Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani – Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico; sito: www.inrca.it) . L’evento, ospitato nel Salone della Loggia dei Mercanti di Ancona – edificio in stile “gotico fiorito veneziano” risalente al XV secolo, di proprietà della Camera di Commercio – è stato finanziato da COST (Cooperation in Science and Technology), rete europea di ricercatori, con fondi del Programma EU Horizon 2020. Tema dell’incontro: i rischi di esclusione e le difficoltà sperimentate dagli anziani nell’accesso a vari tipi di servizi (sanitari, assistenziali, di trasporto collettivo o mobilità individuale, servizi ICT / informazione e comunicazione ecc.), e le implicazioni per la salute, il benessere e la partecipazione sociale. Nell’intervento introduttivo Giovanni Lamura dell’INRCA ha avvertito che il rischio di esclusione dai servizi è presente in misura e modalità diverse in tutta Europa, ma in Italia va studiato con particolare attenzione per le caratteristiche specifiche della nostra popolazione anziana (avente una bassa alfabetizzazione tecnologica / informatica) e delle politiche pubbliche d’investimento nel settore degli istituti residenziali di cura (parimenti inferiore a quella dei Paesi europei più avanzati). Keiran Walsh, presidente esecutivo di ROSEnet ha illustrato le linee di azione lungo le quali si sviluppa il progetto ed i risultati attesi, dall’inizio nel 2016 sino alla conferenza conclusiva in programma nel 2020. James Glover, direttore responsabile dei Servizi Sanitari di Comunità a Dublino, ha svolto un intervento di taglio operativo, sottolineando che l’esclusione in età matura si può prevenire, ampliando sin dall’inizio dell’età adulta il proprio “capitale sociale” (l’insieme delle risorse di tipo relazionale durature che un individuo può utilizzare, insieme ad altre risorse, per perseguire i propri fini). L’attuale sistema sociale tipico dei Paesi occidentali più sviluppati è di per sé “escludente” in quanto caratterizzato da complicatezza / burocraticità, basato sulle diseguaglianze e, se possibile, anche discriminatorio e poco rispettoso delle diversità (di età, genere, etnia, orientamento sessuale ecc.). Glover ha tuttavia affermato che i Paesi anglosassoni sono meglio attrezzati per combattere l’esclusione in quanto stanno abbandonando cost-logo-blacklegislazioni / regolamentazioni di tipo tradizionale (“rights-based”, basate sui diritti individuali, sulla consapevolezza di averli – awareness – e sulle azioni necessarie per esercitarli) per avviarsi verso sistemi normativi di “pro-active duties”; questi ultimi sono più avanzati socialmente in quanto danno per presupposta l’esistenza dei diritti individuali, e in più richiedono alle pubbliche autorità di attivarsi “autonomamente e proattivamente”, a prescindere dal reclamo del singolo cittadino ed anzi per far sì che “a monte” non si creino le condizioni per un reclamo. Infine, la relazione del manager pubblico irlandese è stata arricchita da 6 consigli pratici per gli stakeholders della cura (politici, amministratori locali, operatori socio-sanitari, ricercatori ecc.) per prevenire l’esclusione degli anziani: 1) assumete un “champion” dell’inclusione (o diventate uno di loro), cioè una persona che agisca “mettendoci la faccia” promuovendo dichiaratamente l’inclusione; 2) procuratevi legalmente la libertà di agire in modo creativo, bypassando livelli gerarchici e burocratici; 3) date potere a team di lavoro multidisciplinari dove i vari membri (medico, infermiere, ricercatore, assistente sociale, psicologo ecc.) contribuiscano in modo equilibrato; 4) assicuratevi che i processi politici e decisionali (policy- e decision-making) abbiano al centro “la persona”; 5) coinvolgete le persone anziane e i loro familiari nel lavoro di gruppo (involvement groups); 6) pianificate un percorso verso l’equità e l’inclusione, e monitoratene periodicamente lo stato di avanzamento. Tra le altre relazioni della prima parte del seminario, si è distinta quella di Francesco Barbabella, giovane ricercatore presso INRCA ed Università svedese di Linnaeus, il quale ha ricordato che per una persona anziana i servizi ICT (informatici / telematici) possono essere sia causa di esclusione che strumento di inclusione, a seconda del tipo di vita e di istruzione che la persona ha avuto: pertanto l’inclusione – come del resto l’apprendimento – va perseguita e coltivata durante tutto l’arco dell’esistenza (life-long). Ha citato il caso dell’Estonia, repubblica baltica tra le più avanzate al mondo nel processo di “digitalizzazione del welfare”, il che presuppone che i beneficiari del sistema (cioè gli anziani) siano messi in condizione di accedervi ed usufruirne pienamente. Tra gli opposti estremi dell’alfabetizzazione tradizionale (saper leggere, scrivere e fare i conti) e di quella digitale, la prima rimasta sostanzialmente immutata dalle sue origini e la seconda in continua evoluzione, nessuno e tanto meno la persona di età matura ha una “terza via”: o ci si aggiorna costantemente oppure si rischia l’esclusione e l’isolamento sociale. logo_inrca1Nel pomeriggio, gli esperti e i ricercatori hanno lasciato la parola ai rappresentanti di alcune associazioni di volontariato di Paesi europei che hanno citato le rispettive buone pratiche ed esempi /strumenti di inclusione: di tipo istituzionale (il difensore civico “Defenseur des Droits” in Francia), di tipo misto pubblico-privato (la rete “MonaLisa” sempre in Francia), oppure interamente volontaristico-privato (il servizio “Filo d’Argento” di AUSER – Associazione Italiana per l’Invecchiamento, che offre agli anziani attraverso una capillare rete di strutture territoriali i più disparati servizi come ad es. : accompagnamento in auto, consegna pasti, spesa e farmaci a domicilio, aiuti in casa, disbrigo pratiche burocratiche, compagnia al telefono, compagnia a casa, attività di socializzazione presso case di riposo e residenze sanitarie assistite. Le ore di assistenza svolte in un anno sono circa 2.700.000, 17 milioni i chilometri percorsi in un anno in Italia dai volontari, con più di 5.000 automobili, di cui un 20 % di proprietà di AUSER, acquistate anche grazie ai fondi del 5 per mille dell’IRPEF).

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Gentili Socie, cari Soci e Simpatizzanti di Atdal Over 40,

grazie per aver accolto calorosamente la nostra proposta di scrivere insieme la Newsletter numero 100 e tagliare tutti insieme l’importante e impegnativo traguardo!

Abbiamo raccolto le vostre parole, le vostre immagini, le vostre idee, il vostro estro e le vostre riflessioni, ed ecco il risultato… buona lettura!

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